Intervento a Roma (Suspense) per




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Intervento a Roma (Suspense) per

Per Uccidere Cecilia
1-Sono Luigi Calcerano, scrivo gialli e, poiché carmina non dant panem, la letteratura non sfama sono impiegato statale e del Ministero dell’Istruzione, per giunta.

In genere non è che me ne fregi, del fatto che lavoro come burocrate, glisso, sorvolo, per questo nella 4^ di copertina dell’antologia Delitti indelicati, c’è scritto che lavoro “nell’ambito dell’amministrazione scolastica”.C’è una certa RETICENZA, mi ha detto un amico.

Chi conosce i ministeriali non starà qui a domandarsene il motivo…E poi non è cosa che aiuti le vendite La gente di fronte a uno statale non dice “Vediamo cosa ha scritto questo personaggio interessante!” Ma qui stasera,sono in troppi che mi conoscono! E poi la gente sbaglia, Bukovsky lavorava alla poste. Rimsi Korsakov, Ciaikowskji… Comunque, nell’invito ho detto che avrei parlato di me, dei gialli e di come ho fatto a pubblicarne 3 in un anno

Tutto cominciò nell’infanzia.

diceva Snoopy , il bracchetto di Charlie Brown nella striscia a fumetti Peanuts, di Charles M. Schulz. Nacqui un bel mattino all'Allevamento della Quercia (Daisy Hill Puppy Farm nell'originale)

Per lungo tempo mi identificai con Charlie Brown, poi trovai più congeniale il cane e la sua interessante vita fantastica!

Tutto cominciò nell’infanzia. L’adolescenza no, la maturità nemmeno, ma ho avuto quella che si dice un’infanzia felice.

Marina Ivanovna Cvetaeva, grande poetessa russa che scrisse ben due volumi si ricordi d’infanzia1 affermava che dopo i primi sette anni tutto è già compiuto…forse per me non vale, preferisco quello che diceva James Matthew Barrie, l’autore di Peter Pan che dopo i quattordici anni ad un uomo non succede più niente di importante.

Per la voglia di scrivere

alla scuola elementare, consentitemi qui di non chiamarla scuola primaria, m’ero messo a scrivere poesie, durante la prima media, auspice la famosa serie di telefilm di Perry Mason, sono diventato un accanito giallofilo.

Rischi troppo Perry Mason, fu il primo giallo che comprai.1961. 12 anni.Per un po’ mi comprarono solo gialli con Perry Mason , che sembrava dare affidamento morale…poi durante una malattia, e qui segnalo il ruolo benefico delle malattie nella nostra vita, mi comprarono Alla larga da Broadway di Harry Olesker, un capolavoro del giallo umoristico. Poi conan Doyle, poi Rex Stout Ellery Queen

(Solo molto dopo conobbi Marlowe, Chandler Hammett e la scuola dei duri!)
Il giallo a scuola a quei tempi era attività clandestina ed io mi guardai bene di far conoscere la mia perversione culturale ai professori. Tanto più che alle medie avevo dei problemi e mi avrebbero detto di lasciar perdere certe letture e di studiare di più.

In quei gialli il delitto era abbastanza beneducato, aveva un contesto preciso, rassicurante, era uno strappo nel tessuto dei rapporti sociali al quale si opponeva, immediata­mente, la riparazione di una attività investigativa…un avvocato geniale e pronto a giocarsi tutto per il cliente, e giustizia era fatta. Ammiravo quell’avvocato Don Chisciotte che si batteva con tutti i mezzi leciti o meno contro lo strapotere di Polizia e Stato per salvare gli innocenti.In genere erano BELLE INNOCENTI.

Una cosa che fin dal primo giallo mi è sempre piaciuta è che il lettore non era semplice spettatore di questa operazione intellettuale, mi sentivo compartecipe, un po' un Watson chiamato ad imitare Holmes. E poi c’era IL PIACERE DI LEGGERE! (DETTI) Non i libri che voleva la scuola o che mi regalavano i parenti…quelli scelti da me!

Il divertimento è una componente essenziale della lettura di un giallo e del gioco interattivo tra autore e lettore. Il gioco più bello del mondo secondo Dickson Carr! Lucarelli lo ricorda nella sua prefazione.

Poi successero un sacco di fatti inutili e secondari, finché non conobbi Giuseppe Fiori.

Tra le cose inutili che facevo, stavo scrivendo un testo sulle caratteristiche e le componenti del giallo, in realtà su come si scriveva un giallo.

E Giuseppe mi disse “Ma chi compra un libro su come si scrive un giallo da uno che non ne ha mai scritto uno?

Domanda demoralizzante. Lui aveva scritto e pubblicato libri per ragazzi, mi propose di provare a scriverne uno assieme a lui, di giallo.

“Qualcuno ce lo pubblicherà,” affermò! E fu davvero così, dopo qualche anno di sforzi.

Per pubblicare ci vuole altrettanto lavoro e creatività che per scrivere!

Ma, Questa è la prima regola

per pubblicare un libro bisogna avere un libro da pubblicare!

Non è che Einaudi vi viene a chiedere di fare un libro, magari versandovi anche un buon anticipo per le prime spese!

Scrivere in coppia non è facile ma per i gialli è fatto comune.

Così dopo Fruttero e Lucentini, Casacci e Ciambricco, Felisatti e Pittorru, un’altra coppia di giallisti ha cominciato a fare i suoi passi nel mondo della letteratura italiana.

Anche Wade Miller era lo pseudonimo di una coppia, ed anche Elley Queen,

Tra l’altro ho messo una bella citazione di Ellery Queen in per Uccidere Cecilia,

Paradossalmente l’autore di un giallo deve offrire al lettore qualcosa di più e qualcosa di meno di quello che il lettore si aspetta dalla letteratura ufficiale: più elementi descrittivi, maggiori dettagli fisici e meno motivazioni psicologiche, che restano un segreto fino alla fine.

Ellery Queen, Autunno giallo ‘77

La coppia, dicevo!

Dietro Elley Queen si nascondevano Manfred B. Lee e Frederick Dannay, due scrittori, uomini in carne e ossa? No ancora due pseudonimi, gli pseudonimi di Manford Lepofsky e Daniel Nathan.

Anche in Per uccidere Cecilia ci sono queste scatole cinesi, queste matrioske, con un testo dentro un altro ed un autore che si scopre non essere l’autore ma il personaggio di un altro…

In realtà questo libro che ho dedicato ai miei figli non avrebbe potutto esse scritto se non avessero aperto la strada Ellery Queen ed Agatha Christie!

Già perché Ellery Queen fu il giallista che osava interrompere con uno strappo la narrazione e faceva in modo che l’Autore…anzi il personaggio-autore si rivolgesse al lettore sfidandolo a trovare la soluzione prima che la trovasse il personaggio investigatore. Altro che testo chiuso!
Tornando ai miei esordi, appena possibile ho scritto il mio primo libro giallo, in coppia col mio amico Giuseppe Fiori, e molto più tardi, dopo innumerevoli tentativi e spedizioni a tante case editrici, sono riuscito a pubblicarne uno.

Seconda regola: innumerevoli tentativi e spedizioni a tante case editrici, importanti, non si sa mai, ma non solo importanti...la mia prima casa editrice è stata il Ventaglio di Roma, una editrice regionale, Lazio ed Italia centrale, ma anche l’ultima, che mi ha consentito il tris in un anno, Bonaccorso, è una editrice regionale, Triveneto, anche se ora coi distributori regionali ed internet è più facile accedere ad un mercato nazionale.

Ed anche Delitti indelicati, [che è una raccolta di tutti (o quasi) i colori del giallo, perché mi è piaciuto, nel tempo, da solo o in coppia, mettere in scena tutte le sfumature del genere: classico, hard boiled, police procedural, spionistico]

anche Delitti indelicati, dicevo, è di una editrice regionale, pugliese, di Lecce, anzi di S.Cesario di Lecce. Il paese poco grande non vuol dire casa editrice poco grande, La Nuova Italia è di Scandicci, comune, vicino Firenze.

Per uccidere Cecilia è un giallo dell’età dopo Christie,

tutti i gialli si dividono tra quelli scritti in un periodo avanti Christie e quelli scritti in un periodo dopo Christie !

Terza regola : dovete capir bene che tipo di giallo volete o potete scrivere. Come per le opere liriche alcuni gialli si rappresentano ancora, ma nessuno li scrive più come una volta! Questo vuol dire conoscere il giallo,averne letti tanti orizzontarsi nella sua storia.

Mi ha detto Ida Omboni, che scrive teatro con Paolo Poli, ma traduceva Gialli e faceva l’editor, quello che, a modo suo vi risistema la storia, che una dilettante le aveva confessato che non leggeva i classici per non rovinarsi lo stile, per non farsi influenzre da loro!

Insomma, però se vi viene in mente di scrivere la storia di uno che dopo la guerra torna a casa e gli capitano un sacco di cose…sarebbe bene sapeste che hanno già scritto l’Odissea, sarebbe bene che l’aveste letta, assieme magari a qualuno degli altri mille libri sul tema, compreso La Tregua di Primo Levi. Poi magari il libro lo scrivete lo stesso, ma sapendo cosa c’è dietro, divertendovi a citare o a distinguervi

Per uccidere Cecilia civetta col mystery quel tipo di giallo dove

Il lettore, come l'investigatore, deve adeguarsi al suo avversario, deve decrittare il messaggio inviatogli dallo scrittore, ed ha di fronte a sé un duplice inganno, quello del colpevole e quello dell'autore.

Qualcuno aveva scritto precise regole per questo confronto…Poi le cose sono cambiate, con Fiori lo abbiamo detto varie volte, a partire da “Uno studio in giallo”, abbiamo ricostruito la vicenda in Guida alla lettura di Agatha Christie.

Il singolo delitto è diventato poco interessante, ci sono le guerre, le catastrofi procurate…

A parte i classici, ormai se muore un lord inglese nessuno se ne scandalizza, ci deve essere una posta più alta per attirare un minimo di attenzione del pubblico.

La Higsmith disse una volta

In questo mondo di gente feroce e di sicari, (…) a chi importa se qualcuno uccide o viene ucciso?”

Ma si è data da sola una risposta “ Al lettore, se i personaggi della storia sono convincenti”.

Non so se i personaggi di Per uccidere Cecilia risultino o meno convincenti.

Almeno per quanto riguarda Cecilia e il dottore credo che non siano banali. Qualcuno che l’ha letto potrà parlarcene se ne ha voglia…
Una cosa è certa nel giallo moderno. Si tratta di storie gialle che presuppongono altre storie gialle, che strizzano l’occhio ad un lettore che di gialli ne ha già letti, che è un giallofilo, un appassionato.

Come tanti altri giallisti moderni mi sono nutrito, per inventare la mia storia, di altri libri gialli, quelli più amati, ogni tanto si fa così nella storia della letteratura, anche di quella del mainstream, come si dice.

E a me piacciono i gialli in cui la trovata e l’intreccio assumono valore estetico, quel valore estetico che per primo Umberto Eco ha sottolineato.

L’ho detto anche in una relazione al Mystfest di Cattolica, che, oggi, il poliziesco comincia a farsi gioco di noi e sente il bisogno di divertire, da una parte può diventare pulp fiction, dall’altra cercare di sorprendere sempre di più, e spiazzare, il lettore.

Io credo che sia in questa sfida che, probabilmente, si annida oggi la possibilità di scrivere ancora gialli. Il delitto diventa allora una cartina di tornasole che apre ad altre storie, che rivela interi universi, specie ai protagonisti, che, per chi non ci ha pensato, sono tre, l’investigatore, l’assassino e la vittima.

La quarta regola è quella del mistero che rimane.

Nei primi gialli il mistero alla fine veniva svelato. Nel giallo moderno, quello che il maestro Petronio ha battezzato giallo problematico, non è più così.

Il genio di Dürrenmatt, ne La Promessa, da una storia gialla apparentemente normale arriva alla critica di uno dei più tipici personaggi ottocenteschi, alla critica del detective in genere. In quel libro l’investigatore non riesce ad incidere nella realtà, arriva solo “in prossimità” non arresta il suo colpevole, si abbruttisce nella sconfitta.

Il caso, l'imprevedibile, il casuale, “qualcosa di idiota” lo vincono.

In effetti in gran parte del romanzo poliziesco moderno non vi sono certezze né di metodo né di risultato.

La ragione umana non trionfa delle difficoltà e quand'anche riesce a far tornare i conti in astratto, a terminare positivamente una detection, si scontra, come insegna Sciascia, con i meccanismi del potere, che saranno pur comprensibili razionalmente, ma non obbediscono alla ragione.

Insomma il mistero rimane. Qualcuno dice che è un bene

Savinio quello da cui abbiamo tratto il titolo “Delitti indelicati”, perché aveva scritto che svelare un mistero è indelicato nei confronti del mistero stesso, ha scritto anche

“Il mistero va curato, custodito, circondato di oscurità, reso sempre più misterioso, gli uomini hanno bisogno del mistero.Per la loro salute.Per il loro equilibrio, Come la nave della zavorra.”2
Oggi ho promesso di parlare di tre libri. Bene, in tutti e tre c’è indelicatezza anche per un altro motivo, perché i gialli sono diventati una possibile metafora per parlare del mondo che ci circonda.
Molti mi hanno detto ma Meminisse iuvabit non è un giallo, è un romanzo storico, Per uccudere Cecilia non è un giallo, è una storia d’amore!

Oppure questi libri son qualcosa di più di un giallo!

La quinta regola è non farvi condizionare dal genere letterario.

Ha ragione Petronio nel sostenere che “i generi (ormai) hanno perso una delle loro caratteristiche essenziali, la capacità di determi­nare il livello e quindi il valore dell'opera; e proprio perciò sono diventati... semplici serbatoi di temi e di schemi, adoperabili per tutti gli usi, a tutti i livelli possibili”3.

Quello che voglio dire è che il giallo fa già parte del mondo della letteratura.

E questo non perché mi consideri più che un artigiano della narrazione, ma perché il professor Giuseppe Petronio ha credo, dimostrato alla fine la falsità del pregiudizio che vuole il giallo altro dalla letteratura, in ragione della sua semplice appartenenza ad un genere.

L’appartenenza di un’opera ad un genere letterario non può determi­nare il livello e quindi il valore della stessa; Guardate se i giallisti non sono grandi scrittori, poiché in grande maggioranza, come me, non lo sono, la colpa è tutta loro, non del genere che praticano.

Che comunque fa parte della letteratura.

Questo non vuol dire porre sullo stesso piano Conan Doyle e Dante.

Diceva Petronio:

«Alla letteratura, per consenso universale, appartengono da sempre Giovanni Boccaccio e Giovanni il Pecorone, Francesco Petrarca e Giuseppe Zappi, Alessandro Manzoni e Giovan­ni Rosini, quello della Monaca di Monza. Eppure nessuno si sogna di dire che stanno sullo stesso piano. Perché non le dovrebbero appartenere, senza stare sullo stesso piano, Italo Svevo ed Augusto De Angelis, Giorgio Manganelli e Loriano Macchiavelli»27

Il mio amico Loriano Macchiavelli trova sempre il modo di citare questo pezzo quando parla del giallo. Poiché, in P U Cecilia è diventato mio personaggio, gli rendo il favore.

La sesta regola è diventare un buon artigiano, della scrittura in generale e del giallo in particolare.

E’ sulla base di un corretto artigianato che più facilmente può manifestarsi l’originalità e l’eccellenza. Persino Leonardo si è fatto le ossa , come pittore, nella bottega del Verrocchio. Simenon, tanto per parlare di un giallista, ha scritto “prima” di Maigret centinaia di libri “usa e getta”.

Non tutti i buoni artigiani diventano artisti ma un po’ di professionalità, è da ritenere, non fa mai male, a meno di non prendere per buona la preoccupazione di una dilettante cui la grande Ida Omboni (traduttrice, editor, commediografa-con Paolo Poli-, saggista ecc. ecc.) aveva pietosamente consigliato di leggere di più e che aveva ribattuto di non voler correre il rischio di far influenzare il suo stile e la sua originalità dai classici.

Umiltà e applicazione, si deve consigliare ai pressappochisti.

Quando mio figlio mi ha chiesto di scrivere un libro assieme a lui ed è venuto con i “Consigli a un giovane scrittore” di Cerami, con tutti i libri già pubblicati in coppia con Giuseppe Fiori alle spalle, mi sono messo a studiare quel testo con lui. E devo ammettere che tante sono le cose che abbiamo imparato assieme.

Non bisogna, in pratica, tener presente l’osservazione sadica di Georg Christoph Lichtenberg:”Il solo difetto che hanno gli scritti eccellenti è che di solito sono la causa di molti altri scritti cattivi e mediocri.”

Assimilate.Rubate.Citate!

Termino come ho fatto a pubblicare tre libri in un anno

Intanto li avevo nel cassetto,

La settima regola è poi adoperarsi per pubblicarli, promuovendo l’uno o l’altro a seconda della pista di pubblicazione che si riesce a seguire.

Promuovere un libro è faticoso ed importante come scriverlo!

Ci vuole ostinazione ed arte! P U Cecilia non poteva esser proposto alle Editrici Paoline, ma forse il Giovane Hacker e la piccola strega sì….

E poi abbassate le pretese. C’è gente che vuole crescere, che non sopporta una casa editrice di piccola importanza, specie dopo averne raggiunta una di media o grande importanza.

E’ il modo migliore per far uscire i libri postumi!

Da tanto lavoro, con buoni prodotti usciranno anche le pubblicazioni, magari tutte insieme come è capitato a me nel 2005!

Ci sono pregiudizi a scuola sul giallo?
4-Ci venne in mente di fare un giallo per ragazzi e scoprimmo che i pregiudizi sul giallo collegato alla scuola e ai ragazzi erano tutt’altro che superati.

Così scrivemmo un saggio indignato.4

A proposito della riluttanza degli editori a pubblicare questo tipo di narrativa, un noto editore romano - e l'aneddoto va creduto sulla nostra parola - vistosi presentare un giallo scritto per adolescenti, se ne sia uscito affermando che: «I giovani devono imparare ben altro che il delitto».

Frase infelice quante altre mai, che sottintende che i giovani debbano necessariamente imparare qualcosa di nozionistico dalla lettura dei libri,

che il delitto non sia argomento che con i giovani è necessario sviscerare, ma piuttosto negare, ignorare

e, peggio, che col romanzo poliziesco si istiga alla criminalità.

Pregiudizio che pare duro a morire e che in genere accomuna polizieschi, fumetti ed altri strumenti del demonio.Massimo Troisi direbbe anche i «grammofoni».

E tentammo di argomentare come a scuola il giallo avesse piena cittadinanza.

A dieci anni le argomentazioni , mi sono riguardato quel testo, reggono ancora.

Il testo cominciava con un brano di Conan Doyle.

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