Tecniche di presa in carico psicoterapeutica di un paziente non richiedente




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títuloTecniche di presa in carico psicoterapeutica di un paziente non richiedente
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Conclusioni

Nel nostro modello attuale, una psicoterapia consta quindi di tre fasi differenti:

  1. contatti e colloqui iniziali

  2. consultazione familiare ed individuale

  3. psicoterapia propriamente detta

In questo modello la supervisione diretta in équipe è inutile nella prima fase, fondamentale nella seconda, quella della consultazione, importante (ma non indispensabile seduta per seduta) nella terza fase, quella della terapia. Non utilizzare l'équipe per tutte le sedute è molto utile anche per ridurre i costi della psicoterapia relazionale.

Il primo colloquio con un paziente non richiedente è particolarmente difficile, richiede un flessibile ed elaborato dosaggio di molti elementi: ascolto, autorevolezza, collaborazione, informazione, intelligenza nelle domande, sorpresa, empatia, pazienza, capacità di rinviare interventi frettolosi miranti immediatamente al cambiamento, rinuncia a fare connessioni magari azzeccate ma premature, insomma umiltà …

Per tutto ciò non possiamo basarci solo sull'intuito o sulle qualità innate del terapeuta, ma possiamo cercare di costruire delle procedure, come quella presentata in questo articolo, cioè delle successioni di fasi ed obiettivi da raggiungere, che ci aiutino a minimizzare gli errori, anche quando fatichiamo a sintonizzarci su quelle nuove persone che abbiamo appena incontrato per la prima volta.

RIASSUNTO

In questo articolo Matteo Selvini discute dell'approccio relazionale nei primi incontri con una richiesta di aiuto dei genitori per una patologia individuale di un figlio (quando il richiedente non è il paziente).

Come passare dal primo contatto al primo colloquio? Quali sono gli obiettivi del primo colloquio e come favorire il successivo percorso di psicoterapia?

L'accoglienza della domanda è mirata a costruire un'alleanza con il paziente basata sul riconoscimento della sua sofferenza. Viene ridimensionata la classica impostazione interventista di puntare su un immediato cambiamento, per andare verso un modello di psicoterapia come "procedura" che passi per diverse fasi, ciascuna con suoi obiettivi, e non come serie di "sedute uniche" che mirino ad essere risolutive.
SUMMARY

In this paper Matteo Selvini discusses the relational approach in the first meetings after a request for help made by parents for the individual pathology of a child (when who requests is not the patient). How to pass from the first contact to the initial session? What are the targets for the first session and how to facilitate the ensuing process of consultation and therapy? To welcome a request aims at building an alliance with the patient based on the ricognition of his/her suffering. The classical intervention approach aimed at immediate change has been redimensioned in favour of a model of psychotherapy as a procedure (protocol) with progressive phases, each phase with specific goals, i.e. a different model from that of a series of "single sessions" designed to solve the problem.
RINGRAZIAMENTI

La collaborazione di Stefano Cirillo è stata preziosa nella stesura di questo articolo.


BIBLIOGRAFIA
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1 Nei contesti in cui è prassi che una segretaria o altro operatore fissi gli appuntamenti, consiglio caldamente che il terapeuta richiami l'utente con l'esplicito scopo (già preannunciato dalla segreteria) di discutere chi è opportuno si presenti al colloquio (soprattutto nei casi in cui richiedente e paziente non coincidano).



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