Bozze del libro con Ed. Pm




descargar 1.07 Mb.
títuloBozze del libro con Ed. Pm
página14/42
fecha de publicación27.02.2016
tamaño1.07 Mb.
tipoDocumentos
b.se-todo.com > Economía > Documentos
1   ...   10   11   12   13   14   15   16   17   ...   42

Ascensione del Signore
Anno A: DIO E’ PADRE E NOI SIAMO I SUOI FIGLI
At 1,1-11

Ef 1,17-23

Mt 28,16-20
A somiglianza di Gesù Cristo, anche il Cristiano, essendo rinato di stirpe divina nell'acqua e nello Spirito Santo, oltre ad avere dei genitori terreni, ha un Padre in cielo. San Giovanni Evangelista ammirava la bontà divina, che ci ha partecipata tanta grazia da essere e da intitolarci a buon diritto figli di Dio altissimo (1 Gv 3,4). San Leone, in un sermone al popolo Romano per la festa di Natale, invitava il Cristiano ad acquistare sempre maggior coscienza della sua dignità, di guisa che uno stato divino seguisse altresì una vita davvero divina: «Agere sequitur esse», come dicevano gli Scolastici. Tutto lo spirito del Santo Vangelo si riassume in questo “Pater manifestavi Nomen tuum hominibus” (Gv 17,6). Il Verbo incarnato ci rivela il Padre suo e Padre nostro, perché, a suo esempio, coltiviamo ancor noi colla Divinità delle relazioni come figli col Padre (A.L Schuster, La nostalgia del chiostro. I quattro cardini della pietà cristiana, Ed. P.M. 1996, p. 246). Recentemente il Santo Padre ha beatificato un grande arcivescovo di Milano, il card. Schuster. Leggendo in questi giorni alcuni scritti scelti a cura di don Valerio Cattana osb, editi da P.M., mi sono imbattuto in questa pagina. Nelle righe che avete appena letto possiamo trovare la frase centrale del brano del Vangelo che la liturgia odierna ci propone: «Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo» (Gv 17,6). Il beato card. Schuster ci dice che tutto lo spirito del Santo Vangelo si riassume in questa frase. Perché? Dovremmo innanzitutto partire dal significato del termine "nome” per una persona. Il nome che ciascuno di noi porta ci identifica tra tante persone, abbiamo un nome particolare con il quale veniamo individuati. Il nome corrisponde alla nostra persona, è la nostra vita. Chiamare una persona per nome significa essere in confidenza con lei. Generalmente nelle relazioni ufficiali e distaccate noi chiamiamo gli altri con il loro cognome; avviene questo nella fabbrica nella quale si chiama il principale con il cognome, avviene nella scuola e nell'università, nelle quali il preside e i professori sono chiamati con il loro cognome, avviene negli ospedali nei quali si chiama il primario di un reparto con il proprio cognome, avviene nei contratti commerciali, nei quali si chiama l'altro partner con il proprio cognome. In tutte queste occasioni il cognome è sempre ed opportunamente accompagnato da altisonanti qualifiche, dott., prof., ing., ecc... Tutt'altra cosa avviene per il nome: chi è capace di chiamare esclusivamente solo per nome è il genitore quando si rivolge al proprio figlio. Mai e poi mai un genitore, anche il più cattivo al mondo potrebbe chiamare il proprio figlio con il cognome: è qualcosa addirittura di innaturale. Il genitore chiama sempre il proprio figlio per nome. Il nome è dunque sinonimo di intimità, di amore, di conoscenza profonda. Si chiamano per nome gli amici e si danno del tu, si chiamano per nome gli innamorati, si chiamano per nome i fratelli. Il centro del Vangelo è questo: Gesù ci ha detto che Dio ha un nome, un nome bellissimo: Padre! Non dobbiamo avere paura di Lui, Egli infatti, il Padre, è incapace di chiamarci per cognome: uomini; Egli ci chiama tutti per nome: figli! E figli con un nome proprio e irripetibile per la propria umana vicenda. Nei confronti di Dio infatti Gesù ci ha dato un nome, da uomini che eravamo ci ha resi tutti figli di questo Padre. Dunque non più Dio di fronte ad uomini e uomini di fronte a Dio, ma un Padre di fronte a figli e figli di fronte al Padre! Questo è il centro del Vangelo, tutto quello che Gesù ha fatto si riassume in questa grande verità.


Anno B: I PIEDI IN TERRA E LO SGUARDO AL CIELO
At 1,1-11

Ef 4,1-13

Mc 16,15-20
"Bisogna avere uno spirito inflessibile e un cuore tenero". La frase tratta da Maritain era diventata un criterio d'azione per gli animatori della Rosa Bianca, cinque giovani e un professore universitario che, nel 1943, pagarono con la vita la loro opposizione al nazismo. Un'azione di resistenza espressa a Monaco con la diffusione di sei volantini, spediti a migliaia di persone perché risvegliassero in loro le ragioni della vita contro quelle della follia. L'avventura di questi cattolici e protestanti viene ricostruita da Paolo Ghezzi (Paolo Ghezzi, "la Rosa Bianca", Ed. Paoline, Cinisello Balsamo Milano 1994) che ben integra e fa capire nella storicità dei fatti le riflessioni di Romano Guardini, ora pubblicate da Morcelliana (Romano Guardini "la Rosa Bianca", Morcelliana, Brescia 1994). La situazione contraddittoria vissuta dai discepoli prefigura quella che è la condizione attuale dei credenti. Una fede vissuta nell'oscurità. Una certezza di fondo che non esclude il dubbio, le incertezze, le contraddizioni perché tutto è compiuto e tutto resta da fare. Niente è più come prima, ma tutto va avanti come prima. Lo sguardo e il cuore sono saldamente ancorati verso la realtà ultima, definitiva, ma i passi battono i sentieri del provvisorio. Siamo equipaggiati della forza che viene dall'alto, ma abbiamo a che fare con l'impatto doloroso con una realtà che sembra smentire le promesse, con gli insuccessi e i rifiuti, con la propria debolezza. Siamo incaricati di proclamare il Vangelo, parlare a nome di Dio, ma ci vediamo costretti a confessare - a meno di voler ingannare noi stessi e gli altri - di non possedere le risposte per tutte le domande, le soluzioni per tutti i problemi. Tutto questo ci obbliga a dire con onestà che la nostra scienza si arresta di fronte ai segreti di Dio ("non sta a voi conoscere..."), che le nostre parole sono semplici balbettamenti rispetto alla grandezza del messaggio. In questa situazione c'è sempre il rischio di sbagliare clamorosamente atteggiamento. Guardare in direzione del cielo, mentre bisognerebbe esplorare con attenzione la terra per cogliervi le tracce della presenza "nascosta" del Signore e del suo passaggio misterioso. Così ci può essere chi, disgustato dalla terra e dai suoi abitanti, "fugge" verso una contemplazione sganciata completamente dalle vicende storiche e dalle realtà più scomode e compromettenti. E chi, incapace di sostare a Gerusalemme, in attesa del compimento della promessa (At 1,4) fugge verso un attivismo frenetico. "Bisogna avere uno spirito inflessibile e un cuore tenero". La frase tratta da Maritain era diventata un criterio d'azione per gli animatori della Rosa Bianca, cinque giovani e un professore universitario che, nel 1943, pagarono con la vita la loro opposizione al nazismo. Forse sta qui la bellezza dell'essere cristiani. Niente di deciso in partenza. Nessun programma è definito una volta per tutte, ma vi è un cammino da affrontare ogni giorno - come i coraggiosi esponenti delle Rosa Bianca -, tra incertezze, ambiguità, situazioni diverse, imprevisti, che obbligano a rivedere costantemente le posizioni. Per questo si deve avere senso della realtà, senza rinunciare alla speranza. Si deve nutrire la coscienza di un compito immane, sproporzionato, di un mondo che non cambia, senza esitare però a produrre ogni giorno il proprio minuscolo impegno: "Bisogna avere uno spirito inflessibile e un cuore tenero". Risulta oggi sempre più significativo sviluppare la consapevolezza dei pericoli che ci minacciano, senza cedere alla tentazione di infrattarsi in comodi rifugi alla ricerca di facili consolazioni: "Bisogna avere uno spirito inflessibile e un cuore tenero". Come è possibile tutto questo? Prendendo atto dello sfaldamento delle sicurezze, vivendo gioiosamente nel provvisorio, rinunciando a promuovere come assoluto ciò che assoluto non è. Tutto ciò in definitiva significa ammettere la propria miseria, per avere la possibilità di sperimentare, in maniera discreta ma reale, la forza che viene dallo Spirito


Anno C: ASCENSIONE: DESIDERIO DI PARADISO
At 1,1-11

Eb 9,24-28 ;10,19-23

Lc 24,46-53
Per sminuire il lavoro di un altro, sussurrasti: non ha fatto altro che compiere il suo dovere. E io aggiunsi: - Ti pare poco?... Per aver compiuto il nostro dovere il Signore ci dà la felicità del cielo: "Euge serve bone et fidelis... intra in gaudium Domini tui"- molto bene, servo buono e fedele, entra nel gaudio eterno! (Josemaria Escrivà de Balaguer, Solco, n. 507, Ed Ares Milano 1992) Nel 1950 il Servo di Dio Josemaria Escrivà de Balaguer (fondatore dell'Opus Dei) aveva promesso nella Nota alla settima edizione spagnola di Cammino, un nuovo incontro in un altro libro chiamato Solco. Questo desiderio del fondatore dell'Opus Dei diventa realtà in occasione dell’undicesimo anniversario del suo transito in cielo. Il piccolo libretto è suddiviso in mille punti. Citiamo oggi nella nostra riflessione il punto 507. La Chiesa, oggi, celebra l'Ascensione di Gesù al cielo. E' proprio su questa parola cielo, che oggi vogliamo fermare la nostra attenzione. Il brano tolto da S. Luca e gli Atti degli Apostoli ci descrivono molto bene l'accaduto. Gesù sale al cielo. Oggi purtroppo non pensiamo più al cielo, che potremmo anche chiamare, con una parola più bella, Paradiso. I santi, tutti i santi, hanno in comune il pensiero forte e vivo del Paradiso. La strada della santità si percorre solo spinti dal desiderio del Paradiso, il luogo della beatitudine eterna e infinita. Ma perché desiderare e credere in questa gioia nell'altra vita, sacrificando tutta la felicità di questa vita all'altra? Ma io sto tanto bene così. Ho tutto quello che mi piace: vacanze molto belle, bella macchina, telefono cellulare, sport, buon cibo, tanti amici... cosa mi importa del Paradiso? ... A me sinceramente non interessa, sono interessato dai più concreti e sicuri piaceri della terra, felicità è infatti per me sinonimo di piacere, più godi e più stai bene: questo è l'autentico motivo del vivere, tutto il resto non importa. E per quanto riguarda la parola Paradiso, cielo? Roba dei miei nonni e delle vecchiette che vanno in chiesa, non per una persona brillante e promettente come me. La strada dell'Inferno parte proprio da tutto questo, tutti i paradisi artificiali che ci costruiamo con scrupolo, fatica e determinazione sostituiscono il paradiso vero, ci fanno dimenticare sia il Paradiso e ...sia l'Inferno. La dimenticanza dell’Inferno è la strada più veloce per andarci diretti, purtroppo non avviene così per il Paradiso, la dimenticanza del Paradiso è una premessa per non andarci proprio. Noi uomini terribilmente imprigionati dal benessere che ci siamo costruiti, siamo storditi dalle cose e dagli avvenimenti che viviamo. Essi diventano per noi una droga... Non riusciamo più a decifrare il senso del benessere. La solennità dell’Ascensione ci impone una revisione profonda: quante volte il nostro agire è indirizzato al nostro vivere per l'eternità in Dio? Quante volte pensiamo ai Novissimi (Morte, Giudizio, Inferno, Paradiso. Nota scritta per quelle moltissime persone, tra le quali ci sei anche tu, che non si ricordano più cosa sono i Novissimi). Quante volte il nostro agire si pone degli obiettivi a lunga scadenza? E quante volte invece il nostro agire è guidato da un "vedere corto", immediato, dalla logica infantile del tutto-subito? La concezione cristiana del vivere impone a noi una serena ascesi interiore. Lo stesso termine ascesi è molto adatto al termine ascensione sul quale stiamo riflettendo. Una forte ascesi, una disciplina interiore di vita, la strada del sacrificio, ecco le medicine amare che l'uomo oggi deve bere per guarire. Ti pare poco?... Per aver compiuto il nostro dovere il Signore ci dà la felicità del cielo, la strada del dovere quotidiano è quella della santità; è la via che ci conduce al cielo: è l'Ascensione riservata a ciascuno di noi... Gesù ci ha insegnato la strada: quella della Croce e della Risurrezione, che si compie esclusivamente guidati dallo Spirito Santo.

Domenica di Pentecoste
Anno A: LO SPIRITO SANTO, IL SORRISO DI DIO
At 2,1-11

1 Cor 12,3b-7.12-13

Gv 20,19-23
«La nostra vita cosa vale? Vale solo se facciamo sacrifici: rinnegare la volontà, voler bene a tutti, perdonare alla svelta. Quando sei giù (se hai delle croci), vai fuori nel cortile, poi alza gli occhi al cielo: c'è un Dio che ti sorride» (don Davide Mosconi 1862-1932). E’ sorprendente scoprire nella nostra Chiesa di Bergamo figure di uomini e donne che hanno contrassegnato la vita della nostra terra con la santità. Alcune sono figure canonizzate dalla Chiesa, altre sono invece riconosciute tali dalla nostra gente, infine chissà quante persone sono sante senza che nessuno lo sappia. Tra le persone ritenute sante dalla nostra gente non possiamo dimenticare il sacerdote Davide Mosconi, nato a Cene il 29 dicembre 1862, penultimo di undici figli e morto il 30 luglio 1932 a Roma. La sua vita intessuta di preghiera e mortificazione appare oggi dalle testimonianze come un sicuro esempio da imitare. Dai suoi scritti prendiamo una semplice frase, in questa domenica di Pentecoste, “quando sei giù (se hai delle croci), vai fuori nel cortile, poi alza gli occhi al cielo: c'è un Dio che ti sorride”. Il segreto della vita di quest'uomo è stato proprio capire che esiste un Dio che ci sorride. Anche oggi Dio sorride e questo suo sorriso si chiama Spirito Santo. Quanto è importante il sorriso sul volto di una persona e nella vita di ogni uomo! Il sorriso è in grado di dare una luce diversa al volto, quando dobbiamo essere ripresi in una fotografia ci dicono che dobbiamo sorridere, quando incontriamo qualcuno, scambiare un sorriso è segno di gentilezza. Gli animali e le cose non sorridono, il sorridere è una caratteristica propria dell'uomo ed infine... anche della santità: chi non si ricorda di San Filippo Neri oppure di San Tommaso Moro? Lo Spirito Santo è Dio che sorride, è il sorriso di Dio. Lo Spirito Santo è capace di dare al volto del Padre il sorriso, di mostrarci un Dio che proprio perché sorride è Padre. Il Padre non potrebbe esistere senza lo Spirito Santo. E proprio lo Spirito Santo che si è dato tanto da fare nella storia: nell'Antico Testamento ha fatto sorgere i profeti, poi si è presentato a Maria di Nazareth e l'ha resa Mamma di Gesù, infine ne ha combinato una «bella»: ha fatto risorgere Gesù dai morti e non contento ha fatto nascere la Chiesa il giorno di Pentecoste trasformando quel fifone di Pietro nel capo degli Apostoli, Paolo nell'apostolo delle genti... E ancora oggi opera: in questi duemila anni non è mai stato fermo. Tutti i santi? Sono sua opera Agostino, Francesco d'Assisi, Chiara, Ignazio di Loyola, Gregorio Barbarigo, Pierina Morosini, solo per citarne alcuni... e chissà quanti ne susciterà in futuro, qualcuno già parla di don Antonio Seghezzi... e magari per il Giubileo del 2000! Lo Spirito Santo, il sorriso di Dio: se solo oggi, giorno di Pentecoste, riuscissimo a vederlo! Ma come è possibile? Bisogna fare uno sforzo: bisogna uscire fuori, dice don Mosconi, nel cortile della nostra vita. Troppe volte le cose che facciamo ci costringono a guardare in basso, ci chiudono in noi stessi... «Venne all'improvviso da cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro», ci dice la prima lettura di oggi. Anche per noi un giorno è avvenuto tutto questo: era il giorno della nostra Cresima, una data che magari non ricordiamo più. Oggi, questa festa di Pentecoste potrebbe costituire l'occasione per ricordare quel giorno, per fare festa alla nostra Cresima e anche a quello stupendo sorriso di Dio che continua a guardare l'umanità così triste e piena di lacrime. Lo Spirito Santo è tante volte da noi dimenticato, lasciato in disparte... non importa, ciò che conta è che quando sei giù (se hai delle croci), vai fuori nel cortile, poi alza gli occhi al cielo: c'è un Dio che ti sorride.


Anno B: IL LINGUAGGIO DELLO SPIRITO, VOCE CHE UNISCE I DIVERSI
At 2,1-11

Gal 5,16-25

Gv 15,26-27 ;16,12-15
"Veni, Sancte Spiritus,/ et emitte caelitus/ lucis tuae radium (latino)./ Vater aller Armen du,/ aller Herzen Licht und Ruh, / Komm mit deiner Gaben Zahl (tedesco)./ Consolateur souverain,/ hote très doux de nos ames,/ adoucissante fraicheur.(francese)./ In our labor, rest most sweet;/ Grateful coolness in the heat,/ Solace in the midst of woe (inglese)/ O luce beatissima,/ invadi intimamente/ il cuore dei tuoi fedeli.... Sequenza di Pentecoste. Chissà in quante lingue oggi questa antica preghiera verrà recitata, diverse lingue pronunceranno lo stesso contenuto. Queste righe ci descrivono una grande varietà che esprime però uno stesso contenuto. Ritroviamo così una profonda unità nella varietà: è il dono della Pentecoste. Il dono dello Spirito, anche se riguarda direttamente la Chiesa nata dalla Pasqua, non si limita a una prospettiva ecclesiale in senso stretto. Pentecoste significa riunificazione dell'umanità. E' l'anti-Babele. I costruttori della famosa città e torre (Gn 11) avevano ottenuto come risultato della loro impresa titanica la confusione, la dispersione, la divisione. L'uomo che si separa da Dio, col peccato sceglie la disgregazione. Tra l'altro è significativo il fatto che, nella Babele, la pretesa di parlare una sola lingua provoca la confusione, per cui gli uomini non si capiscono più, non riescono a comunicare tra loro, come oggi non riescono a comunicare tra loro naturalmente i francesi, gli inglesi, i tedeschi, gli italiani... Le righe di apertura ci mostrano però come oggi tutti reciteranno nelle diverse lingue un'unica sequenza. Nella Pentecoste l'unità e la comprensione si realizzano sul polo opposto: attraverso linguaggi diversi ("ciascuno li sentiva parlare nella propria lingua"), ad indicare come l'universalismo si sposi col rispetto della diversità; come l'unità si attui nel pluralismo. Lo Spirito è principio di unificazione, ma anche di differenziazione. L'uniformità rappresenta la caricatura della comunione nello Spirito. Il conformismo si configura come una specie di rifiuto del dono delle libertà. Non è soffocando le diverse lingue, le diverse culture, manipolandole, livellandole nelle particolarità, ma esaltandole, che la Chiesa raggiunge un respiro di universalità. Che cosa significa parlare diverse lingue, acquisire una tecnica? Anche, ma non solo ci vuole molto di più, anzi ben altro. Uno può far sfoggio di una ventina di lingue, comprese le più astruse, senza riuscire a parlare veramente. Conosce le lingue, ma deve ancora imparare a parlare: tutti lo comprendono, ma nessuno si sente coinvolto, toccato, interessato. Non è importante che tu dica: "so parlare la tua stessa lingua. Vedi? Uso le tue stesse parole. Quindi mi devi ascoltare". Il messaggio credibile suona diverso: "So ascoltarti. Capisco i tuoi problemi, le tue difficoltà. Conosco la tua situazione. Perciò, se mi permetti, adopero il tuo stesso linguaggio, non per impressionarti, non per farti da maestro, ma per dimostrarti che possiamo cercare insieme, scoprire qualcosa insieme, evitare qualche brutto guaio insieme". Non è consentito delegare al "dono delle lingue" il compito di stabilire un contatto con la gente, specialmente la più lontana. Occorre allacciare, prima, un rapporto umano di simpatia e fiducia. Sforzandosi di conoscere e farsi conoscere. Accettare e farsi accettare. Soltanto dopo aver capito ed esserci fatti capire, siamo autorizzati a parlare le diverse lingue. In altri termini: è la modestia che ci fa perdonare le parole. E' il rispetto dell'altro che ci consente di parlargli. Prima si entra nella vita degli individui e poi si ricorre al linguaggio. Non serve a nulla imparare le lingue straniere se non si “imparano” le persone. Se non si impara la diversità delle persone. Non mi importa che uno mi dica "bravo". L'essenziale è non essere considerato un estraneo o, peggio, un intruso. Il miracolo delle lingue non riguarda le orecchie degli ascoltatori. Scende in direzione del cuore. Il messaggio universale della Pentecoste si traduce in appello personale.
1   ...   10   11   12   13   14   15   16   17   ...   42

similar:

Bozze del libro con Ed. Pm iconEl libro que se prologa es el fruto del trabajo de un intelectual...

Bozze del libro con Ed. Pm iconEn p-7 de vuestro libro podréis ver diferentes experiencias con primates...

Bozze del libro con Ed. Pm iconEste es el listado de Libros de Varieduca. Con el comando Control...

Bozze del libro con Ed. Pm iconRelación temas de cidead con el libro Biología 2º Bachillerato sm

Bozze del libro con Ed. Pm iconEste libro comienza, como vimos, con el título, luego los datos sobre...

Bozze del libro con Ed. Pm iconDinamica vincular de la familia con un miembro diagnosticado con...

Bozze del libro con Ed. Pm iconDiscurso del Embajador de Irlanda, David Cooney, a la presentación del libro

Bozze del libro con Ed. Pm iconInforme de actividades del año 003: Gestión del Libro Genealógico

Bozze del libro con Ed. Pm iconResumen del libro “El cultivo del olivo

Bozze del libro con Ed. Pm iconResumen del libro




Todos los derechos reservados. Copyright © 2019
contactos
b.se-todo.com