Bozze del libro con Ed. Pm




descargar 1.07 Mb.
títuloBozze del libro con Ed. Pm
página8/42
fecha de publicación27.02.2016
tamaño1.07 Mb.
tipoDocumentos
b.se-todo.com > Economía > Documentos
1   ...   4   5   6   7   8   9   10   11   ...   42

Anno B: IL DIALOGO DI GESU’ CON NICODEMO
2 Cr 36,14-16.19-23

Ef 2,4-10

Gv 3,14-21
Un amico è uno che sa tutto di te e nonostante questo gli piaci... ho letto questa frase e ho pensato a te. Grazie della tua amicizia e soprattutto grazie della testimonianza di Dio che mi dai e che sento sempre più vicino a me giorno dopo giorno (Loretta Da' Tina). Cercando tra le mie carte una citazione che aiutasse la lettura del brano di Nicodemo oggi propostoci dalla liturgia, mi sono imbattuto in questa frase. Penso che queste righe scritte da Loretta potrebbero non stonare sulla bocca di Nicodemo. Egli è un notabile giudeo che incontra il Signore di notte per paura di compromettersi. Bisogna però riconoscere, onestamente, che al personaggio ragguardevole non è stato concesso di parlare molto. Siamo noi oggi che attraverso Loretta abbiamo tentato di dare a lui voce: Grazie della tua amicizia e soprattutto grazie della testimonianza di Dio che mi dai e che sento sempre più vicino a me giorno dopo giorno. Gesù porta bruscamente l'interlocutore illustre al cuore del problema. "In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall'alto.." E così il dialogo si risolve in un lungo e appassionato monologo. Chi commette il male "odia la luce", preferisce le tenebre alla luce, perché non intende che "siano svelate le sue opere". I profeti hanno il torto imperdonabile di dire che la sporcizia è sporcizia anche quando viene nascosta sotto il tappeto delle apparenze; di gridare che le cose non vanno bene anche quando c'è chi ha interesse a proclamare che tutto procede per il meglio. I profeti hanno la pessima abitudine di predicare l'insicurezza ai "sicuri", e la sicurezza agli smarriti. Per questo vengono derisi o diffamati. Allora... "i nemici incendiarono il tempio, demolirono le mura di Gerusalemme e diedero alle fiamme tutti i suoi palazzi e distrussero tutte le sue case più eleganti". Non è la critica "demolitrice" responsabile di quelle macerie. Semmai fosse stata ascoltata le avrebbe evitate. Comunque lo sterminio operato dai nemici era soltanto il segno esterno di una "devastazione" di Gerusalemme che era già avvenuta, anche se si costruivano "case eleganti". L'esilio era già iniziato prima della deportazione a Babilonia. L'uomo è in esilio, vive una vita alienata, nel momento stesso in cui Dio e la sua Parola scomoda vengono espulsi dalla città come disturbatori fastidiosi. Dio, tuttavia, non dimentica il suo popolo, neppure quando lo punisce con l'assenza. E la salvezza può spuntare proprio là dove uno non se lo aspetta. C'è sempre un "pagano" (Ciro il Persiano o un altro) che viene scelto da Dio per essere segno e strumento del suo amore indefettibile. C'è sempre uno che arriva da lontano, magari un nemico, che permette la ricostruzione del tempio sconsacrato dagli infedeli di casa. Dio non dimentica il suo popolo ma dimostra il suo amore attraverso l'immagine ruvida della Croce: ecco in che modo il Padre ama il mondo, dando il Figlio Unigenito agli uomini... ed essi lo uccidono su una ruvida Croce. La Croce dice un amore sconfitto, eppure vittorioso. Umiliato, eppure circonfuso di gloria. Tradito, eppure fedele. Non dimentichiamo che è un giusto che viene crocifisso. "Bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo". Levato in alto su un patibolo di infamia. Cristo è re della sua comunità. Il suo "innalzamento" non è espressione di un potere dominatore, ma della scelta di un'unica potenza: quella dell'amore. Il credente trova la salvezza guardando in direzione della Croce di Cristo e gridando: Signore Gesù abbi pietà di me, grazie della tua amicizia e soprattutto grazie della testimonianza di Dio che mi dai e che sento sempre più vicino a me giorno dopo giorno.


Anno C: LA GIOIA DEL RITORNO AL PADRE
Gs 5,9.10-12

2 Cor 5,17-21

Lc 15,1-3.11-32
"Un figlio scriteriato, sciupone, quello del Vangelo,/ in cui posso ritrovarmi anch'io:/ costretto a ritornare dalla fame./ Ti dà gioia, Padre,/ questo mio ritorno./ E non una volta sola. Ogni giorno ho bisogno di rifare la strada, / perché ogni giorno sono peccatore./ Il mio peccato non è un episodio,/ un fatto o centomila fatti:/ i centomila episodi sono sempre meno/ di quell'essere io sempre un peccatore per quella radice di iniquità, di malizia, di passione/ e di ignoranza che io sono e che resto./ Se innesto un albero selvatico, i frutti saranno buoni/ ma la radice è sempre quella lì, sempre selvatica./ Ho sempre bisogno di salvezza, Padre:/ la tua salvezza, la tua misericordia che non si stanca mai./ La tua salvezza in Cristo mi gratifica ogni giorno/ della sua morte, della sua Risurrezione./ Che posso offrirti, Padre?/ La mia disponibilità,/ il mio primo aprirmi alla passione del Signore, a non opporre resistenza./ Non posso pensare che tu ti possa stancare/ nel darmi il tuo perdono, la tua amicizia;/ mi stancherò piuttosto io nello sfuggirti./ Ma tu, Padre non permettere mai/ che io mi chiuda alla tua misericordia" (Anastasio Ballestrero, Preghiere, Piemme 1993, p.41). La preghiera qui riportata è del Card. Ballestrero. Dal 1989 Arcivescovo emerito di Torino si dedica alla predicazione della Parola portando in essa la profonda spiritualità dell'ordine carmelitano dal quale proviene. Sfogliando il suo libro intitolato Preghiere, mi sono imbattuto la scorsa settimana in questo scritto dal titolo “figlio prodigo”. Il Vangelo della Quarta domenica di Quaresima dell'anno C ci propone oggi la splendida parabola del Figliol Prodigo e tale preghiera ben ci dispone all'ascolto della Liturgia della Parola odierna. Per capire il ritorno del figliol prodigo, dobbiamo capire prima altre due piccole parabole, che insieme con la parabola odierna costituiscono il capitolo 15 di San Luca. La "famiglia" in cui si inseriscono i due figli della parabola è davvero "una strana famiglia". Che mestiere fa il Padre del figliol prodigo? E' importante sapere la sua professione per capire la parabola. Il Padre del figlio prodigo é un pastore, un buon pastore, un pastore tanto attento e buono che va in cerca della pecora che ha perduta ( Lc 15, 1-7 parabola del buon pastore). Non è un pastore che aspetta il ritorno della pecora, no: mai! Egli va in cerca di essa e quando l'ha trovata la mette sulle sue spalle, forse perché è ferita e non è capace di ritorno... e la conduce a casa. Ma la famiglia del giovane figliol prodigo ha anche una mamma, una moglie del pastore buono. Essa è una donna saggia e scrupolosa, una donna parca ed economa, una vera donna di casa che ha smarrito una dracma, una moneta preziosa (Lc. 15, 8-10). Ella non si perde d'animo e neppure si fa forte della ricchezza della sua casa, ma con molta cura e pazienza comincia a spazzare il pavimento, fruga in ogni angolo della casa, mette tutto sottosopra, pulisce... finché ritrova la moneta. Padre pastore che cerca la pecora, donna che ricerca la dracma, figlio che ritorna a casa, figlio prepotente e rivendicatore di diritti inutili... ecco la famiglia del capitolo 15 di San Luca. Ma la caratteristica che ci meraviglia in questa famiglia è la gioia: gioia per la pecora ricondotta all'ovile, per la dracma ritrovata e soprattutto per il figlio che fa ritorno a casa. Il padre e la madre dunque non aspettano il ritorno del figlio, essi cercano una pecora, essi ritrovano una preziosa moneta. Pecora, dracma, figlio, sono la stessa cosa; pastore, donna che spazza la casa, padre, sono la stessa persona. Una splendida famiglia nella quale ciascuno di noi è chiamato a diventare figlio, possibilmente non figlio primogenito, ma figliol prodigo: a noi la scelta. La famiglia che abbiamo costituito nell'allegoria allora scompare per lasciare il posto a un Dio Padre innamorato di noi, che per far capire il suo amore utilizza per le nostre piccole menti e i nostri piccoli cuori, tre parabole: le parabole della Misericordia, perché: Ho sempre bisogno di salvezza, Padre:/ la tua salvezza, la tua misericordia che non si stanca mai./ La tua salvezza in Cristo mi gratifica ogni giorno/ della sua morte, della sua Risurrezione./ Che posso offrirti, Padre?/ La mia disponibilità,/ il mio primo aprirmi alla passione del Signore, a non opporre resistenza.

Quinta domenica di Quaresima
Anno A: LA VITA ATTRAVERSO LA CROCE
Ez 37,12-14

Rm 8,8-11

Gv 11,1-45
E' uscito in traduzione italiana l'ultimo tomo dei Quaderni di Simone Weil (1909-1943), che furono scritti durante il soggiorno a New York tra il luglio e l'ottobre 1942. Sono intuizioni, guizzi, pensieri di grande peso e significato: "Il Cristo è la chiave. Ogni geometria procede dalla Croce.(...) Ogni contatto tra l'uomo e Dio è dolore per entrambi. Dio non può guardare il male e l'uomo non può non guardare il bene." Ed ancora: "L'umiltà ha un poter irresistibile su Dio (...) Dio sarebbe inferiore a noi se, nella persona del Cristo non fosse stato umiliato." Spesso l'uomo di oggi sembra esser un uomo che ami la morte e tutte le sue espressioni: violenza, droga, prostituzione, aborto legalizzato, eutanasia. Un vero senso di stanchezza e di nausea prende un po' tutti e molti vorrebbero non vivere per vedere il male dilagante: Ogni contatto tra l'uomo e Dio è dolore per entrambi. Dio non può guardare il male e l'uomo non può non guardare il bene. "Le nostra ossa sono secche, è svanita la nostra speranza, siamo finiti" (Ez 37,11b); è il grido del popolo ebraico in esilio ed è il grido dell'uomo che si vede come in esilio in questo tempo. Spesso tra questi delusi e scoraggiati ci sono molti cristiani, coloro che, proprio perché cristiani, dovrebbero essere capaci di illuminare le pieghe più oscure della storia e dare ad essa il significato che nasce dalla parola di Dio e da ciò che essa ci propone: la Croce. Il Cristo è la chiave. Ogni geometria procede dalla Croce. Se questo non avviene è perché ci si dimentica che - come Chiesa - viviamo già ora la nuova realtà prefigurata e preannunciata dal profeta Ezechiele: l'irruzione dello Spirito di Dio nella storia dell'uomo per ridare vita alle ossa rinsecchite, libertà agli oppressi, una terra propria agli esiliati. La Risurrezione di Lazzaro, morto da quattro giorni e il cui cadavere in decomposizione non lascia adito a dubbi, ci ricorda che la Vita attraverso la Croce e l'umiliazione hanno vinto la morte per sempre: Dio sarebbe inferiore a noi se, nella persona del Cristo non fosse stato umiliato. La condizione però è quella di credere, che la Vita ha vinto la morte, allora la fede è già vittoria. Lazzaro è già risorto, è vivo, nel momento in cui Marta proclama la sua fede in Cristo. Ella non ha ancora compreso che in Dio non c'è un prima o un poi, “un'ora" e un " alla Risurrezione dei morti, nell'ultimo giorno". In Dio tutto è presente e Lazzaro è già vivo, è stato sempre vivo. Si aspetta solo il momento stabilito dal Padre per operare. Come a Cana le sollecite premure della Madre non cambiano il Figlio disposto ad agire solo quando il Padre l'ha stabilito, così a Cafarnao prima e a Betania poi, l'invito della sorella a recarsi presso l'amico ammalato e il dolce rimprovero di Marta non mutano l'atteggiamento di Gesù. Venuto per dare la vita, dimostrerà di essere Egli stesso la Vita, nel momento in cui il Padre attraverso la Croce lo vorrà. A Lui non resta che "obbedire e pregare"; all'uomo non resta che farsi piccolo per cogliere, nel segno di Lazzaro risorto, i nuovi tempi che Cristo sta realizzando. "Padre io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano..." (Gv 11,41). Se si vuole non vedere, la storia della salvezza continuerà il proprio cammino, ma il segno, invece di essere portatore di grazia diventerà stimolo a rifiutare il Signore e a sbarazzarsi di Lui. Non a caso proprio dopo questa vittoria di Gesù sulla morte i nemici di Gesù decidono di dare la morte al Signore della Vita: è la Pasqua.


Anno B: CHI AMA LA SUA VITA LA PERDE
Ger 31,31-34

Eb 5,7-9

Gv 12,20-23
Gesù cerca consolazione tra gli Apostoli, i suoi tre cari amici. Ma essi dormono. Chiede un po’ d’aiuto. Essi lo trascurano. Non hanno compassione alcuna. Non si trattengono dal sonno solo un istante. Così Gesù è solo. Abbandonato alla “collera” di Dio. Gesù è solo sulla terra. Solo nel portare la sua sofferenza. Solo a conoscerla. Il cielo e Lui. Gesù è tutt’altro che in un giardino di delizie come il primo Adamo che rovinò se stesso e gli altri. E’ un giardino di tormenti per salvare se stesso e tutti gli altri” (Blase Pascal). Silenzio, solitudine, elemosina, fatica sono stati i passi del nostro cammino quaresimale, accompagnati dalla Liturgia della Parola domenicale. Questo faticoso cammino, ci ha visto riflettere e mettere in pratica alcuni atteggiamenti penitenziali. Ma dove ci guida questo cammino di Quaresima? Ci ha conduce a Gerusalemme, nell’orto degli ulivi; luogo di conversione, come dice il grande Pascal, “giardino di tormenti per salvare se stesso e tutti gli altri”. Quanto diverso è questo giardino di sofferenza, dal quel giardino di dolcezza dell’Eden. Ma noi cristiani crediamo che quel giardino di tormento è la causa della nostra gioia, in contrapposizione con l’altro giardino che invece è motivo del nostro pianto! In questo giardino del Getzemani, situiamo oggi un altro atteggiamento di conversione, è l’atteggiamento del sacrificio personale. Ci dice l’odierno Vangelo: “Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna”. Preparati dal cammino penitenziale siamo ora pronti a capire in modo nuovo il sacrificio. Mentre la fatica è una compagna inseparabile nella vita di ogni giorno, il sacrificio è una scelta personale.Se la fatica prende la “brutta” iniziativa di accompagnarci sempre e di non separarsi mai dai noi, il sacrificio attende invece una nostra decisione. Siamo noi ad accoglierlo liberamente e volontariamente, come Gesù nell’orto degli ulivi. Il sacrificio nella vita spirituale è una scelta dettata da grande maturità, oppure non ha significato, o peggio può assumere significati addirittura di malattia mentale. La scelta volontaria di ciò che è contrario alla nostra volontà, non si improvvisa e non può essere dettata che da grande amore per Gesù. Prima di compiere un atto di mortificazione, dobbiamo sincerarci che ciò che ci muove non sono motivi personali, magari anche di orgoglio, per far vedere quanto siamo buoni, quanto siamo religiosi: in questo caso il sacrificio si ritorce contro di noi e crea degli squilibrati. Il vero sacrificio parte da un cuore buono che dice al suo Signore: “Non ti lascio solo sulla Croce, non ti lascio solo nel terribile giardino degli ulivi, ma volontariamente mi faccio tuo compagno di sofferenza.” Allora il sacrificio apre a noi tutto il suo grande potere di redenzione e la sua grande capacità di salvezza. “ Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore produce molto frutto” ci dice l’odierno Vangelo. Scegliere ciò che è contrario alla propria volontà per amore del Signore ha qualcosa di eroico, non tutti lo capiscono, anzi, oggi il mondo non lo capisce proprio. Il mondo può capire ed accettare magari la fatica, ma non capisce ed accetta la scelta volontaria di ciò che ci ripugna naturalmente. E’ arrivato il momento nel nostro cammino quaresimale di porre nella nostra vita un piccolo gesto, una piccola mortificazione, un piccolo sacrificio. In questa settimana non scegliamo nulla di grande o di eclatante, ma decidiamo invece di dare un motivo sicuro e grande al nostro piccolo sacrificio: Gesù ti offro questo gesto perché ti voglio bene. Dove il “ti voglio bene” è più importante del “ti offro questo gesto”. Impariamo a vivere bene il sacrificio incominciando non tanto da azioni grandi, ma piccole, senza mai dimenticare il motivo che ci guida in questa azione, cioè il “Ti voglio bene.” Certamente anche il gesto avrà un suo valore, sarà un gesto che immediatamente non ci aggrada e che quindi non è semplicemente un gesto che costa fatica, ma che è sacrificio nel senso vero e proprio del termine. Siamo ormai nell’orto degli ulivi, la Pasqua è vicina, nella prossima settimana ci raccoglieremo in preghiera, l’atteggiamento fondamentale di tutta la nostra conversione. Silenzio, solitudine, elemosina, fatica, sacrificio, ci apriranno la porta alla preghiera. Prepariamoci dunque, Pasqua è vicina.

1   ...   4   5   6   7   8   9   10   11   ...   42

similar:

Bozze del libro con Ed. Pm iconEl libro que se prologa es el fruto del trabajo de un intelectual...

Bozze del libro con Ed. Pm iconEn p-7 de vuestro libro podréis ver diferentes experiencias con primates...

Bozze del libro con Ed. Pm iconEste es el listado de Libros de Varieduca. Con el comando Control...

Bozze del libro con Ed. Pm iconRelación temas de cidead con el libro Biología 2º Bachillerato sm

Bozze del libro con Ed. Pm iconEste libro comienza, como vimos, con el título, luego los datos sobre...

Bozze del libro con Ed. Pm iconDinamica vincular de la familia con un miembro diagnosticado con...

Bozze del libro con Ed. Pm iconDiscurso del Embajador de Irlanda, David Cooney, a la presentación del libro

Bozze del libro con Ed. Pm iconInforme de actividades del año 003: Gestión del Libro Genealógico

Bozze del libro con Ed. Pm iconResumen del libro “El cultivo del olivo

Bozze del libro con Ed. Pm iconResumen del libro




Todos los derechos reservados. Copyright © 2019
contactos
b.se-todo.com